“Nessuna sentenza, di qualunque tenore, potrà restituire il soffio della vita a Roberta o anche attenuare lo strazio dei genitori e del fratello però nessuna sentenza deve ferire la memoria della ragazza”. Sono state queste le parole dell’avvocato sanseverese Guido De Rossi, difensore del padre di Roberta Perillo (parti civili difese dal collegio formato anche dal figlio Roberto De Rossi e da Consiglia Sponsano, ndr), al termine della requisitoria fatta qualche giorno fa, l’ultima prima della sentenza che potrebbe arrivare già domani.

Pochi istanti fa è stata resa nota la sentenza con cui Francesco D’Angelo, reo confesso, è stato condannato a 23 anni e 8 mesi di reclusione. La vittima, Roberta Perillo, era stata uccisa a San Severo nel luglio del 2019. Non vi è stato mai alcun dubbio che l’assassinio fosse D'Angelo, quindi la partita si è giocata sulla capacità o no di intendere o volere dell’omicida.

La partecipazione al bando per la videosorveglianza è stato un vero flop in Capitanata, anche in quelle città in cui era presente una commissione prefettizia (Foggia, Manfredonia e Cerignola, ndr). Tra tutti i partecipanti della provincia di Foggia, e sono stati tanti, solo il Comune di Peschici è rientrato tra i 400 e passa centri vincitori del finanziamento. Una “disfatta” che non è passata inosservata al Ministero dell’Interno, anche perché si alzato un vero e proprio polverone di prese di posizione e critiche da parte di esponenti politici e amministratori locali.

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