Rebeers, la prima birra di grano duro al mondo

Rebeers, la prima birra di grano duro al mondo
Un modo alternativo di fare birra, un progetto dedicato ai saperi della terra e alle conoscenze di chi ha creato Rebeers, Michele Solimando, che insieme al cugino e socio Giovanni Simeone ha dato vita ad un’idea alternativa. Rebeers, quindi, è un progetto dedicato al mondo della birra artigianale, caratterizzata, così sottolinea lo stesso Solimando, da una vera e autentica passione dell’artigiano, per ricordare e apprezzare “le cose fatte a mano”.

Prima di arrivare al progetto definitivo, sono stati diversi gli studi e le conoscenze scientifiche acquisite per realizzare il miglior prodotto possibile. Tutte birre prodotte con metodo artigianale, non filtrate quindi, non pastorizzate, prive di additivi, completamente naturali. Alla prima fermentazione e maturazione in tank segue una rifermentazione in bottiglia e in fusto, a temperatura controllata, per affinarne il gusto e l’aroma e per conferire una lunga shelf life naturale.

“Sono stato al Consorzio per sette anni – racconta Solimando a l’Attacco – e nel 2017 mi sono dimesso, perché ormai l’impegno con la birra era notevolissimo. Secondo me, si può essere bravi e professionali e seri nel fare solo una cosa, non diecimila. Rischiavo di non fare bene né l’uno né l’altro, ma soprattutto di non essere serio per nessuno dei due”. Il 2017 è per Michele un anno di svolta, ricco di cambiamenti e di una nuova prospettiva imprenditoriale, ma certo non sono mancati i problemi. “Nel febbraio 2017 – continua – con il mio primo marchio, Ebers, a tre anni dall’avvio di questa produzione, mi ritrovo in ospedale con un infarto. Nel 2016 avevo dato le dimissioni in tronco al Consorzio, quando fai una scelta del genere non devi avere la possibilità di tirarti indietro. La scelta era consapevole e mi sono detto che non dovevo avere un salvagente. Quindi quindici giorni dopo le dimissioni ero nel birrificio a fare birra, poi sono venuti alla luce problemi di carattere societario che mi hanno portato ad uscire dal primo birrificio”.

Nonostante la disavventura con Ebers, Michele non si scoraggia e convinto della strada da percorrere si lancia in un nuovo progetto, questa volta con una novità in più. “Rebeers è partito materialmente adesso – afferma Solimando – perché un mese fa siamo riusciti a far partire la produzione. Nell’inverno del 2017, comunque, non potenvo lasciare il mercato che avevo creato, perché in tre anni con Ebers ero riuscito a portare quel marchio a un buon livello nazionale. Nello stesso anno, da perfetti sconosciuti che eravamo nel 2014, partecipai al Premio Birraio dell’Anno a Firenze tra gli emergenti. L’esperienza Ebers si è conclusa con la partecipazione ad Eurhop a Roma, il festival più importante sulla birra artigianale”.

La passione per il mondo dell’artigianato gliela trasmettono i suoi genitori, questo lo porta a laurearsi alla Facoltà di Agraria ed aver nel cassetto quella voglia di vivere dei doni che la terra produce. “Ho avuto per due anni la possibilità di sviluppare questa tesi sul grano duro – spiega Michele – sulla qualità della pasta in funzione della tecnica agronomica legata alla concimazione azotata del grano. Dopo qualche anno dalla laurea ho cominciato a fare le prime birre in casa e ho ritrovato gli stessi profumi di quando frequentavo questo centro di ricerche. In quegli anni viene fuori che quell’attività che cercavo da studente poteva essere la birra, per questo ho ricominciato a studiare. Questo percorso legato all’agricoltura e al territorio ci ha portato ad uscire a febbraio di quest’anno con una birra particolarissima. Abbiamo presentato a Rimini la prima birra al mondo di solo grano duro”.

Il passo in avanti che Michele ha fatto è stato prendere il grano duro e fare il malto, da qui poi viene realizzata la birra. Si ritiene, così afferma Solimando, che scientificamente non è possibile realizzare una birra con solo questo grano, ma è stata proprio questa la sfida che ha deciso di cogliere. Ma perché proprio il grano duro? “Perché – spiega – vorremmo venir fuori a livello nazionale e internazionale, nei prossimi anni, come birrificio che si è caratterizzato per aver trovato un utilizzo particolare di una material prima tradizionale, ma con un utilizzo non tradizionale. Il grano lo troviamo sottoforma di semola, in modo particolare, e pasta o di farine, ma mai sotto forma liquida”.

Un altro progetto di Solimando è rendere il suo birrificio un centro culturale, dare quindi la possibilità alle persone di vedere come si produce la birra, qual è l’ambiente di lavoro e imparare a degustarla, perché è una bevanda, che come il vino, ha degli abbinamenti precisi e un caleidoscopio di sapori e segreti. Il progetto dovrebbe partire a settembre, come afferma Michele.

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Piero Paciello
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