Morsuillo e il cinema: "C'è voglia di cultura"

Morsuillo e il cinema:
Se gli si ricorda la citazione di Moravia su quanto non fosse bella Foggia e quella di Beuys su quanto invece meritasse elogi e passioni, lui fa il diplomatico e dice che la verità sta nel mezzo. Domenico Morsuillo dirige da poco meno di dieci anni la Multisala Città del Cinema e il suo è un punto di vista privilegiato sulla realtà del capoluogo. E non ha dubbi sul livello di sfruttamento delle potenzialità di una collettività e di una classe dirigente che in (e per) questa città vive e lavora.
“Abbiamo una villa comunale stupenda e per nulla valorizzata, con un bosco che è un gioiello, uno spazio di ingresso ai giardini che potrebbe essere sfruttato per concerti e un parco giochi, con scarsissima manutenzione. In più ormai, in una zona divenuta invivibile per molti foggiani a causa del degrado. I Campi Diomedei se verranno realizzati come si annuncia da tempo, saranno molto belli. L’università ormai è ricchissima di sedi e offerte formative con Lettere, Giurisprudenza e il nuovo polo di Medicina che rendono la città atta a diventare un centro di riferimento o di eccellenza. Ma non lo siamo ancora. Pur se le premesse ci sarebbero tutte e le potenzialità enormi”.
Intanto non teme concorrenza e se gli domandano di un film che da loro non è in proiezione, sprona a non perderlo indirizzando verso un’altra sala cinematografica foggiana. “E’ ovvio che nel momento in cui chiude una sala che offre cinema d’essai – come accadde anche in questa città – fa male a tutti. Ma la città pullula di fermento. C’è voglia di libri e di cultura. Di prendere iniziative in queste direzioni. Lo dimostrano anche i risultati del festival del Nerd organizzato nel mese di maggio è cresciuto in maniera esponenziale. E’ divenuto impossibile ospitarlo persino a noi: arrivano appassionati del fumetto da tutta la regione”.
Ricorda come reagì il pubblico della provincia, all’apertura di una realtà nuovissima come questa?
“Molti scettici, lo consideravano una cattedrale nel deserto o lo definivano in mille modi diversi incapaci di riconoscerla…Non riuscivano a entrare nella dimensione che le è propria. I più giovani si mostrarono invece subito entusiasti ed eccitati all’idea, visto che fino a otto anni fa non ne esisteva neanche l’ombra, nonostante operasse in provincia un circuito importante come quello della famiglia Cicolella”
E lei come ha vissuto questo profondo cambiamento nell’offerta?
“Frequentavo i multisala nella capitale o a Milano o a Napoli e mi domandavo ogni volta perché non potesse esserci una struttura del genere anche qui. Mi ero convinto che non potessimo raggiungere quei livelli. E mi sbagliavo perché questo è un territorio con un bacino di un certo rilievo sul piano nazionale. La situazione mi sembrava invecchiata e decadente anche per le condizioni di manutenzione delle strutture del centro. Ricordo ancora sedie di legno”
C’era anche il gioiello di Mauro Palma, ammirato da molti prestigiosi autori e registi da lui invitati per le presentazioni di film…
“Si certo, ma non ospitava pellicole commerciale. Era parte del circuito d’essai che offriva prodotti culturali di nicchia”.
Tranne per il caso Titanic..
“Il Falso Movimento tenne in proiezione due volte al giorno, per quattro mesi, in sala quel film. Memorabile. C’erano file che arrivavano da via Campanile fino a piazza Cesare Battisti. E nonostante questo, molti – come me – non riuscirono a vederlo. Questo è l’esempio di quanto aiutino le Multisala. In un mese, in una sala come quella, si accolgono seimila persone se è un film che va fortissimo. Da noi - come capitò per Checco Zalone – hai la possibilità di cambiare in itinere la programmazione e grazie alla richiesta da parte del pubblico arrivare a proiettare in quattro sale e accogliere seimila persone in molto meno tempo”.
Il suo rapporto personale con il cinema?
“Sono sempre stato sensibile alla comodità per il cinema come intrattenimento e mi attraevano poco le strutture presenti, ma organizzavo moltissimo (e frequentavo il cinema per) rassegne universitarie e altrettanto spesso con gli amici”
E certo non si aspettava di arrivare a dirigerla una multisala..oppure si?
“Ero arrivato qui per occuparmi di amministrazione e contabilità e marketing. Poi mi hanno proposto altro”
Ha notato qualche evoluzione nel pubblico di dieci anni fa?
“E’ molto variegato. La prima differenza riguarda la provincia e la città. Poi alcuni vengono per godersi film meno ‘di massa’ e più ricercati. Anche se quelli non fanno presenze. Ma il bello è che si conoscono e incontrano in galleria insegnanti di molti istituti scolastici o rappresentanti di associazioni. A volte si riesce ad accontentare meglio il desiderio altre no. Ma ci provo sempre.”
L’ultima volta che ricorda di averlo fatto?
“Mi arrivano molte richieste di proiezione. Se riesco a trovare lo spazio, seppure ad alto rischio di flop per incassi, lo inserisco. Una volta che accettai la sfida, i paganti furono due per spettacolo. Purtroppo il mio ruolo richiede altro. Ma ci sono anche eccezioni che contraddicono la regola o l’intuizione”
Per esempio?
“Mi arrivò ormai sei anni fa, da parte dell’istituto tecnico Giannone la proposta di film proiettati in lingua madre e sottotitolati in italiano, una volta all’anno. Poi sono diventate quattro. Poi da un istituto a richiederlo sono diventati cinque (Pascal, Da Vinci e sezioni distaccate del Poerio e del Lanza). Sono diventati quattro appuntamenti fissi calendarizzati e annuali e ragazzi e ragazze coinvolti dagli originari settanta sono arrivati a seicento. Nonostante cambino i dirigenti tutti credono fortemente nella bontà del progetto e il passaparola tra gli studenti entusiasti è potente”
Questa è cultura…e i temi chi li seleziona?
“Loro mi propongono argomenti e io scelgo o rilancio. Ma loro spesso preferiscono tematiche attinenti al mondo del lavoro e non è un caso che spesso svolgano qui anche l’alternanza scuola-lavoro. Il film più azzeccato fu ‘The Founder’, che raccontava come era nato il simbolo McDonald e chi se ne assunse la gestione. Senza dimenticare ‘Bastardi senza gloria’. Fu un successo. E poi per un altro progetto per la Camera di Commercio con ‘La mafia uccide solo d’estate’ riempimmo alle dieci della mattina tredici sale con duemilasettecento ragazzi”
Che visione ha del fermento che nota? Crede che ci sia un rinascimento culturale o è solo apparente, come recitava il titolo di un libro pubblicato su questa tema vent’anni fa?
“E’ innegabile che ci siano attività culturali che stanno risvegliando stimoli e conoscenze. Ma manca la consapevolezza del ruolo e l’attenzione da parte di chi può e deve fornire cultura.
Mancano i filtri. La mediazione tra chi dovrebbe richiedere e chi dovrebbe offrire. Una rete solida ed efficace che operi trasversalmente nel tessuto sociale. Bisognerebbe saper indirizzare concretamente gusto e consumi culturali, soprattutto tra i ragazzi e le ragazze”.
Cosa manca in generale e in assoluto, allora?
“L’impegno. Da parte di tutti. Siamo sempre troppo pochi. Soprattutto pochi delle giovani generazioni”.


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Piero Paciello
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