L’omaggio a Federico II di Antonio Laviola

Mercoledì 22 Gennaio 2020
L’omaggio a Federico II di Antonio Laviola
E’ stata presentata pochi giorni fa al Museo Civico di Foggia la mostra “Omaggio a Federico II” dello scultore lucerino Antonio Laviola. Presenti il sindaco Franco Landella e l’assessore alle politiche culturali del Comune di Foggia, Anna Paola Giuliani, il Presidente degli Amici del Museo Civico, Carmine De Leo che ha introdotto la conferenza, Giuseppe Trincucci per la Società di Storia Patria per la Puglia che ha relazionato sulla figura storica del “puer apuliae”, il critico d’arte Gaetano Cristino e il giornalista Silvio Di Pasqua. La mostra sarà visitabile fino al 30 novembre e propone l’opera scultorea e la medaglistica di Laviola che riproporrà buona parte del catalogo già esposto alla mostra di Jesi lo scorso giugno.

Antonio Laviola si fa interprete di una proposizione scultorea dello svevo fortemente classicista, Federico II viene scolpito nella sua dignitosa regalità, quasi che il lasso temporale tra l’impero romano e quello sacro germanico non esistesse. Il “puer apuliae” appare quindi un ultimo imperatore romano, proponendo un’immagine militare dello svevo sostanzialmente nuova all’iconografia e all’arte; di Federico II si conosce l’aspetto dell’amore per la cultura e il suo mecenatismo. Altro aspetto che rimanda ad una visione classicistica dell’iconografia storica proposta dallo scultore è la realizzazione di medaglie che ricordano gli augustali romani, in un’ottica encomiastica del personaggio. Le erme di Laviola, tutte in bronzo con una lacca a sbalzo, posseggono i tratti della serenità regale che conferiscono all’imperatore svevo quella lungimiranza politica che accresce il carisma dello “stupor mundi”, cristallizzato dalla storiografia.

Figure a mezzo busto sono anche quelle di Costanza d’Altavilla, madre dello svevo e di Costanza d’Aragona, moglie di Federico II, una volontà dunque di riprodurre i fasti della famiglia degli Hohenstaufen. A l’Attacco Gaetano Cristino, autore di una bella relazione al catalogo della mostra jesina di Laviola, sottolinea l’aspetto già colto del filo rosso mai interrotto dallo scultore lucerino tra classicità e medioevo. “Le opere di Antonio Laviola oggetto della mostra foggiana, sono costituite da erme, mezzo busti e figure a tre quarti in bronzo, materiale utilizzato per lo più, ma non il solo, visto che Antonio Laviola usa anche altri materiali che vanno dalla cartapesta, la creta, la terracotta e la pietra. L’aspetto interessante dell’opera di Laviola è anche la realizzazione di medaglioni in bronzo, di cui da un lato c’è l’effige dell’imperatore, che si inserisce in un aspetto encomiastico e dall’altro lato sul verso della medaglia, troviamo elementi significativi della vita dell’imperatore, che lo legano al territorio. In alcune medaglie è infatti presente l’arco dello scomparso palazzo imperiale, o il pozzo a lui dedicato. Antonio Laviola con la sua opera ha inteso unire la classicità con la realizzazione dei mezzi busti e delle medaglie con la contemporaneità dello stile. La patina utilizzata per le erme in bronzo è una patina pompeiana, ma per sottolineare alcuni elementi della fisiognomica del personaggio lascia delle linee tratteggiate in bronzo al vivo in un giallo, simile all’ottone che è un po’ un disegno all’interno della scultura. Le erme viste frontalmente non sono opere a tutto tondo, posteriormente hanno un vuoto che mostrano una dimensione altra dell’arte, i vuoti che nelle sculture della contemporaneità sono molto utilizzati, tale fu la tecnica utilizzata da Mitoraj con il bronzo che è un materiale che poco si presta a questo tipo di maestria. Ciò che appare a tutto tondo in realtà è solo una sorta di maschera frontale, a più dimensioni ma tagliata in maniera irregolare nella parte posteriore, in modo che il retro dell’opera si presenti vuoto. Così quelle forme ammirate frontalmente o lateralmente si presentano ora in negativo, viste dal di dentro. Tale tecnica è molto suggestiva e contemporanea e permette di unire la classicità mostrata da Laviola con l’espressione e il tipo di impostazione corporea della scultura scelto, la figura a mezzo busto, oltre che con la medaglistica, con la contemporaneità”, conclude il critico d’arte.




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Piero Paciello
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