L'enfant prodige del calcio, oggi allenatore in Molise

L'enfant prodige del calcio, oggi allenatore in Molise
Michele Caputo, 37 anni, di San Severo, rappresenta un altro caso di fuga di talenti dal territorio di Capitanata. La sua “fuga” è legato all’ambito sportivo, al calcio nella fattispecie. In realtà, il destino gli aveva riservato una ghiotta opportunità per fare il calciatore in Inghilterra, ma lo stresso destino, beffardo, non gli ha consentito di raggiungerla. Oggi, però, fa l’allenatore in Molise, coronando il suo sogno.

“Fin dall’età di 5 anni ho iniziato il mio legame con il calcio amando questo sport perché lo sentivo mio – ha dichiarato a l’Attacco, Michele Caputo – Quella palla che rotolava a terra con l’intendo di andare a rete, ero consapevole che mi avrebbe potuto dare tanto. Il mio sogno è stato sempre quello di diventare un calciatore professionista ma le circostanze familiari e la mia poca lucidità (ho perso mio padre proprio all’età di 5 anni), mi hanno reso poco consapevole delle qualità che avevo ne DNA. Ho iniziato tardi alla ‘pigra’ età di 13 anni, perché gli altri trascorsi a giocare tra amici di quartiere e oratorio della mia parrocchia, San Bernardino: lì dove ha avuto inizio alla mia carriera”.

Caputo entra nel merito: “In parrocchia ho conosciuto Aldo Manzaro, allora una figura importantissima per il calcio sanseverese (con lui giocavano i migliori giovani della città), che mi tesserò per la Juvenilia. Un anno bellissimo, ricco di emozioni: praticamente eravamo una squadra fortissima. L’anno successivo ebbi l’onore d’iniziare il mio primo campionato agonistico con la maglia del Torremaggiore Calcio, campeggiata dal mio primo allenatore, Gino Damone: un maestro di vita e di sport, considerando che mi mancava la figura paterna”.

Il sogno del piccolo Michele si era materializzato e arrivavano le prime soddisfazioni: “Giocare e segnare, vedere il mio nome su giornali, con le belle parole nei miei confronti che mi indicavano in una promessa del calcio. Finalmente riesco ad entrare nella famiglia del San Severo calcio dove trovai il grande mister, Giovanni Ferrara, che ci portò a far vincere il campionato e diventare campioni regionali – ha ripreso Caputo - Per 14 anni ho dato tutta la mia vita al San Severo calcio dove tra alti e bassi raggiungemmo sempre i risultati prefissi, malgrado le poche risorse ma la tanta voglia di emergere. Ero diventato ‘il capitano’ e per lunghi anni onorai la maglia come se fosse la mia seconda pelle”.

Nel 2003, arriva quella chance che si presenta una sola volta nella vita: “Grazie a mio zio Michele, che risiede a Manchester, considerando le mie qualità, mi organizzò un provino con una squadra satellite del Manchester United, l’Altrincham, che militava nella 3^ divisione inglese. Mi fanno firmare subito un vantaggioso contratto, con prospettive di un futuro da fiaba. Ma ecco il rovescio della medaglia: ho dovuto reprime il sogno e rifiutare, perché c’era la necessità che restassi a San Severo e dare il mio contributo alla famiglia”. Tra tante altre vicende, Michele Caputo, famoso in quegli anni, dopo altre esperienze da atleta, decide di fare l’allenatore.

“Oggi sono diventato un tecnico ed ho appena intrapreso la mia umile carriera da allenatore – ha evidenziato Michele Caputo - Ho collaborato fin da subito con il San Severo nel settore giovanile per passare oggi, fresco dell’abilitazione, il mio primo contratto da tecnico per l’Aurora Ururi squadra che milita nel campionato di promozione molisano. Spero di dimostrare tutto il mio valore, così come quando lo feci da calciatore e mettere tutta la mia esperienza al servizio, e i sani insegnamenti ricevuti, ai miei ragazzi”. Ma la cosa più importante è quella legata alla paternità: “Da dieci mesi sono diventato papà – ha concluso Caputo a l’Attacco - e una moglie, che mi accompagna nelle mie avventure, è la cosa piu bella che si possa desiderare. Ora, però desidero pure di fare l’allenatore a tempo pieno”. Chissà se questa volta, il sogno si materializzi per sempre.

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Piero Paciello
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