Gli scatti di Verrillo in cui “San Zvir jè tutta bèll”

Gli scatti di Verrillo in cui “San Zvir jè tutta bèll”
Giuseppe Verrillo, 22 anni di San Severo, ha frequentato la Ragioneria, diplomandosi 3 anni fa. Ma, in realtà, appartiene alla “meglio gioventù” della “Città de campanili”, che la ama come si può amare una madre (nel vero senso del termine, in modo disinteressato, a differenza di chi pratica, con inganno, quella simulazione chiamata ipocrisia) e la valorizza attraverso le fotografie. Giuseppe Verrillo, va alla ricerca dell’anima della “Città d’arte”, trasformando un hobby in passione. Le sue istantanee sono vive, sono spontanee, comunicano emozioni. Ma l’innamorato fotografo è anche un bravo attore.

“La ragioneria, l’ITES ‘Fraccacreta’, mi ha dato la fortuna di conoscere don Nico d’Amicis, e l'Epicentro Giovanile. Una gran bella realtà, aggregativa, che svolge un’importante funzione sociale per San Severo e per paesi limitrofi – esordisce a l’Attacco, Giuseppe Verrillo - Proprio all’Epicentro, ho scoperto le mie due passioni più grandi: il teatro e la fotografia. Avevo 15 anni ed era la mia prima riunione che si tiene, come di consueto, il mercoledì. Riunione in cui si discute dei punti all'Ordine del giorno e si preparano le tante attività: pellegrinaggi; ritiri spirituali; volontariato; momenti alla Caritas e altro. Tra queste attività si discuteva anche del teatro e del fatto che mancavano alcune persone che avrebbero dovuto ricoprire un ruolo in una commedia da mettere in scena nel teatro della Sacra Famiglia. Sono sempre stato un tipo che amava ridere e far ridere. E, nonostante in quel periodo la vita mi aveva messo difronte alla scomparsa prematura di mio padre, ho accettato subito l’invito. Lo spettacolo andò in scena – continua il poliedrico ventenne – ed ebbe anche un discreto successo. Fui riconfermato anche l'anno dopo, e portammo lo spettacolo nel bellissimo teatro comunale ‘Giuseppe Verdi’ di San Severo. Per me la prima volta, emozionante, nel calcare il palcoscenico del tempio della cultura cittadina. Grazie a questi spettacoli, ho avuto la fortuna di conoscere Mauro Valente un’altra figura molto importante nella mia vita. Ho iniziato a far parte di un gruppo teatrale che metteva in scena spettacoli in vernacolo sanseverese, originali e mai visti prima perché scritti interamente da Mauro. Abbiamo girato anche diversi cortometraggi, sempre in vernacolo, che ci hanno dato tante soddisfazioni. Oggi – evidenzia Verrillo - posso essere fiero e orgoglioso del mio percorso fatto insieme a loro ed a Mauro, persona che stimo davvero tanto”.

L’altra grande passione, come detto, è quella della fotografia, mutuata da don Nico d’Amicis, che ha sempre una macchina fotografica pronta all’uso: “Fotografo grazie a don Nico che ama, come me, questa bellissima arte. Ho acquistato la prima macchina fotografica a 16 anni. Era un modello datato e fuori produzione; aveva montato un obiettivo a ‘messa a fuoco’ manuale ma per le mie possibilità e come inizio andava più che bene”. Giuseppe entra nel merito. “Ho cominciato a sperimentare, a fare scatti su scatti, ‘usando’ mio fratello come cavia. Ho perfezionato la tecnica, ho imparato tante cose, continuando a pubblicare foto su un forum, fino a quando è arrivata una grande soddisfazione. Una mia foto è stata scelta per comparire in vetrina per la categoria ‘Ritratto nel mese di novembre ‘13’ su un forum nazionale della fotografia. Che sia chiaro: ho ancora tanto da imparare e non mi sento assolutamente un professionista del settore. Sono semplicemente un ragazzo che ama la fotografia. Da un anno sto lavorando ad un progetto che ho chiamato ‘San Zvir jè tutta bèll’ (San Severo è tutta bella), con il quale intendo far conoscere e valorizzare attraverso le mie foto, tutto ciò che c'è di bello a San Severo. L’intento è quello di mostrare, attraverso i miei scatti, la bellezza di un territorio che a volte viene messa da parte dai fatti di cronaca nera o semplicemente viene sottovalutata, soprattutto dai giovani. Spesso camminiamo veloci a testa bassa, presi da impegni e pensieri. Ma se osservassimo quello che ci circonda, sicuramente potremmo dare molto più valore alla storia del nostro paese”.

Le conclusioni di Giuseppe Verrillo: “Sono felice di annunciare, attraverso l’Attacco, che stiamo lavorando ad una mostra fotografica, dove si potranno osservare da vicino, e non dietro ad uno schermo, tutte le foto del progetto. Ai ragazzi come me dico: amate l'arte; amate le tradizioni; amate il dialetto; amate la storia di San Severo. Così facendo amerete di più voi stessi e darete importanza e valore a quello che negli anni i nostri antenati ci hanno gentilmente donato”. È una “grande bellezza” da promuovere.

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Piero Paciello
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