VIDEO I Ragazza di San Severo bloccata in Erasmus in Spagna, la telefonata di Beatrice al Ministero

Venerdì 13 Marzo 2020
Accogliamo e condividiamo l'appello di Beatrice, la ragazza di San Severo bloccata in Erasmus in Spagna. Nel video l'audio della sua telefonata al Ministero.

"Vi sarei grata se condivideste.
Sono arrivata a Valencia il 26 Febbraio. In Italia il contagio da Cov-19 era appena iniziato ed ho assistito, a distanza, all'inefficienza delle misure adottate inizialmente dal mio paese e, di lì a breve, all'escalation della crisi tutt'ora in atto. In Spagna, i casi presenti in quel momento erano due, entrambi a Valencia, entrambi tifosi calcistici tornati da Milano, in seguito ad una partita con l'Atalanta.

Inutile dire che l'assenza di misure da parte di entrambi i paesi, ha permesso che il contagio iniziasse anche qui, in Spagna.
Come in Italia, i casi hanno iniziato ad aumentare lentamente e, nel giro di una settimana sono esplosi, toccando i 25 contagiati all'ora, concentrati prevalentemente nella zona di Madrid.
In pochissimo, si è palesata l'eventualità che la situazione si stesse evolvendo nella stessa direzione italiana, eventualità che in tre giorni è diventata certezza.
Di fronte a tutto ciò, io e la mia compagna di viaggio Martina, iniziamo ad allarmarci per l'eccessiva dose di fiducia verso una presunta immunità largamente professata dagli spagnoli che, nel frattempo, continuano a festeggiare "las Fallas", ad andare a ballare ed a creare assembramenti di migliaia di persone nelle loro "verbenas".
Al secondo duplicarsi dei contagi, il governo inizia a prendere misure blande, inadeguate. Successivamente si decide la chiusura delle scuole, a partire da lunedì 16 Marzo.

Nel frattempo, tutti i voli per l'Italia vengono cancellati e l'unica possibilità di rientrare diventa la nave (con il rischio di rimanere bloccati in quarantena in cabina) o un ritorno via terra (con il rischio di rimanere bloccati in un altro stato da chiusure frontaliere inaspettate).

Panico.
Poco dopo, riceviamo (io e tutti gli italiani in erasmus in Spagna) una mail istituzionale della nostra università, in cui ci veniva comunicata la possibilità di essere rimpatriati con un volo organizzato dalla Farnesina, in collaborazione con il CRUI. Compiliamo il form. Sospiro di sollievo.
Il ragazzo di Martina, che è qui in visita da qualche giorno, è bloccato anche lui a Valencia. Okay, chiamiamo l'unità di crisi e cerchiamo di capire come riportarlo a casa con noi.
Alle 4:00am, circa, dopo svariati tentativi, errori di rete e circa tre ore di attesa complessive, l'unità di crisi ci risponde.
Il peggio sarebbe potuto essere che Alessandro non sarebbe potuto tornare con noi, no?
No. "Le Università hanno diffuso una fake news, non sappiamo come sia possibile. Tornate al più presto, ma con i vostri mezzi."
Panico (di nuovo).


Chiamate su chiamate. Gli uffici universitari continuano a ribadire l'esistenza di un accordo con il MAECI; il MAECI continua a ribadire l'inesistenza del suddetto.
Gli spagnoli continuano la loro vita come se il cov-19 fosse una "puta gripe", una stupida influenza e noi, sinceramente, abbiamo paura.
Abbiamo paura di un sistema sanitario che non è il nostro, abbiamo paura di un popolo che continua a darci degli untori, abbiamo paura di essere ignorati dal nostro governo in un momento di crisi da pandemia globale.

Sappiamo benissimo di non essere soggetti a rischio, ma sappiamo anche che, nella peggiore delle ipotesi, non saremmo di certo i più tutelati.

Concedeteci di avere paura, di fronte ad un ministero che ci consiglia fortemente di tornare a casa, ma non ci offre alcun mezzo per farlo.
Concedeteci di avere paura, di fronte ad un sistema istituzionale che permette la diffusione di fake news tramite i suoi canali più affidabili.
Concedetecelo.

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Piero Paciello
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