VIDEO | Mafia foggiana, sgominato il gruppo del "Primitivo". Legami coi clan garganici e traffici di droga

Lunedì 26 Ottobre 2020
Dalle prime ore della nottata, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia stanno eseguendo una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 16soggetti, alcuni dei quali ritenuti contigui alle batterie della “Società foggiana”,emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo. Si tratta di un’indagine complessa ed articolata coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari che ha di fatto consentito di disarticolareun “sistema criminale” radicatosiin Foggia e provincia, ma avente anche significative proiezioni criminali in Abruzzo e Molise. Contestatain particolare l’associazione perdelinquere dedita al traffico di sostanze stupefacenti,nella cui disponibilità c’erano anche armie munizioni.

L’attività d’indagine svolta dal Nucleo Investigativo CC di Foggia, convenzionalmente denominata Araneo, trae origine dalla vicenda estorsiva che ha visto coinvolto un noto imprenditore foggiano, taglieggiato in particolare da alcuni esponenti di spicco della cosiddetta Società foggiana, riconducibili specificamente allabatteria convenzionalmente denominata Moretti-Lanza-Pellegrino.


Nel corso della prima fase delle investigazioni svolte, parallelamente ad alcuni elementi indiziari riguardanti il reato di tentata estorsione, erano emersi in maniera consistente anche numerosi elementi di colpevolezza a carico dei soggetti destinatari del provvedimento cautelare in questione, responsabili di far parte di una solida e consolidata associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, il cui promotore risultava essere Gianfranco Bruno,detto “il Primitivo”, cognato di quel Rodolfo Bruno, già ritenuto cassiere della Società foggiana, assassinato in un agguato in stile mafioso, a Foggia, nel 2018.


Gianfranco Bruno, grazie ad una spartizione delle zone di influenza in seno alla Società Foggiana, era a capo di un proprio sodalizio con base logistica ed operativa ubicata a Foggia, con un raggio d’azione che abbracciava l’intero hinterland dauno, di cui inoltre fanno parte diversi pregiudicati di spicco della criminalità foggiana come Albanese Giuseppe, Lombardi Maurizio, Valletta Luigi, D’Atri Giovanni e Aprile Maurizio.


Le investigazioni del Nucleo Investigativo CC di Foggia, su diretto coordinamento della DDA di Bari dal 2016 al 2019,sono riuscite a ricostruirele mire espansionistiche del sodalizio in questione nel settore degli stupefacenti, che prevedevano, tra l’altro, la proiezione operativa in ambito extraregionale (in Abruzzo ed in Molise), oltre che in ambito provinciale, con particolare riferimento ai comuni di Vieste e Peschici, grazie soprattutto ai rapporti privilegiati intrattenuti con i referenti dei clan locali, tra i quali Pasquale Notarangelo, verosimilmente vittima di lupara bianca, nipote del più noto Angelo Notarangelo, detto Cintaridd,assassinato in un agguato in stile mafioso avvenuto, nel 2015, a Vieste.

La base logistica del sodalizio in questione era stata stabilita all’interno dell’abitazione di Gianfranco Bruno, frequentata sistematicamente dai sodali,che la consideravano una sorta di baluardo inespugnabile, alla luce proprio della caratura criminale dello stesso Bruno, e che veniva quindi utilizzata come luogo di incontro per la pianificazione e l’elaborazione delle strategie criminali del gruppo. Tale covo era ritenuto difatti un luogo sicuro ed allo stesso tempo strategico per gli equilibri criminali del capoluogo dauno, al punto tale da essere frequentato anche dai maggiori esponenti delle diverse batterie facenti parte della Società foggiana, tra cui spiccavano anche Roberto Sinesi, Giuseppe Spiritoso e suo figlio Lorenzo, la cui presenza è stata cristallizzata grazie alle videoriprese registrate da un fitto sistema di telecamere accuratamente predisposto, nonché dalle intercettazioni ambientali che hanno permesso –a loro volta -di acquisire numerosi elementi di colpevolezzasia per ciò che concerne il traffico degli stupefacenti, sia per ciò che riguarda le strategie criminali.

Le investigazioni sviluppate hanno permesso complessivamente di sequestrare al sodalizio criminale in riferimento: una pistola modificata, cal. 6.35, marca BBM modello 315, priva di matricola, completa di caricatore e 14 cartucce dello stesso calibro; 100 cartucce per pistola, calibro 40 S&W (170 grs -full metal jacket truncated cone bullet); 100 cartucce per pistola, calibro 380 AUTO (95 grs -full metal jacket bullet); 100 cartucce per pistola, calibro 9 x 21 IMI (123 grs -full metal jacket bullet); 730 grammi circa di hashish; kg. 4,5 circa di marijuana; 130 grammi circa di cocaina; 2.700 euro in contanti.

Il gruppo criminale monitorato con la suddetta attività di indagine ha potuto contare su un bacino di utenza affidabile e stabile per soddisfare il quale, non a caso, Gianfranco Bruno ha dovuto disporre di un numero consistente di fornitori, al fine così di garantire una disponibilità costante di sostanza stupefacente, in buona parte proveniente dalla piazza di Cerignola.

In numerose conversazioni intercettate tra gli appartenenti al gruppo criminale emergeva non solo la conoscenza delle sostanze stupefacenti più richieste sulla piazza dello spaccio della droga, ma anche di quelle considerate più pregiate, come ad esempio la “Louis Vuitton” e “SD”, che sono specificatamente delle particolari qualità di hashish, così chiamate convenzionalmente per il marchio impressovi sopra.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della DDA, ha permesso in definitiva di colpireil predetto gruppo criminale a seguito di un’attività di investigazione complessa, connotata da un lavoro minuzioso degli inquirenti, che hanno in particolare intessuto in maniera paziente una tela invisibile intorno al sodalizio (da qui il nome convenzionale Araneo dato all’indagine), intrappolandolo inevitabilmente.

Con l’indagine in questione è stata così data un’ennesima importante risposta di legalità al territorio della Capitanata.

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Piero Paciello
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