MikYami, suoni e sogni da cantautrici

Lunedì 2 Dicembre 2019
MikYami, suoni e sogni da cantautrici
Il suono di un territorio ricco di colori, sapori e storia, che sfocia nel sogno congiunto di due ragazze figlie della Capitanata. Sono Michela Parisi e Ylenia Mangiacotti, rispettivamente di San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, che hanno recentemente partecipato alla seconda edizione di “Proscenium Città di Assisi”, inserendosi nei 12 giovani cantautori selezionati per partecipare al Lyrick. Di 32 e 29, vivono a contatto con la musica da sempre e sognano di potersi mantenere con la loro arte, come raccontano a l’Attacco.

Come vi siete conosciute ed è nato MikYami?
Ci siamo conosciute nel 2013. Avevo iniziato un progetto con una tribute band di Elisa, dove ero la voce solita e cercavo una corista. Sono andata alla ricerca di talenti nella zona e mi è stata segnalata Ylenia, che una sera con amici comuni sono andata ad ascoltare. Abbiamo provato subito insieme, per capire se ci fosse materiale su cui lavorare e abbiamo cantato “Luce” di Elisa. Ci siamo rese conto c’è sintonia vocale, pur non conoscendoci. Il destino poi ha voluto che dopo un anno di lavoro ci siamo un po’ allontanate, fino al 2017, quando Ylenia mi contatta e mi propone di partecipare ad un concorso che si è svolto a Napoli, alla città della scienza, e siamo arrivate al primo posto nella categoria delle cover. Lì è nato il nostro nome, MikYami. Nasce grazie a Michela, che ha giocato con i nostri soprannomi, un suono originale. Da questa esperienza, il nome che abbiamo trovato è diventato il nostro portafortuna.

Avete affrontato due percorsi diversi per arrivare dove siete oggi, ma è sempre stata la musica la strada che volevate percorrere?
Sì, anche se l’idea di creare un duo cantautorale non c’era. Ognuna di noi ha fatto il proprio percorso, abbiamo seguito entrambe un percorso di studi per quanto riguarda il canto. Volevamo comunque portare avanti la nostra passione fin da bambine e il fatto poi di ritrovarci a sorpresa in una situazione che ci aggravava maggiormente, ci ha fatto pensare di provare. Ci siamo rese conto che insieme eravamo una forza, la nostra sintonia sia nella vita sia nel canto era talmente forte che dovevamo sfruttarla. Da lì è arrivata la scrittura a quattro mani, perché prima ognuna scriveva per conto proprio. Abbiamo cominciato a seguire masterclass e a seguire dei camping, una volta al mese ci incontriamo e passiamo due giorni a stretto contatto e alla fine delle due giornate dobbiamo avere una canzone nuova. È importante, perché ogni volta che si scrive una canzone, bisogna fare un lavoro soprattutto su se stessi. È un lavoro che ti impegna a livello mentale, ma anche a livello umano, perché devi fare i conti con quello che senti. Un percorso non facile per delle cantautrici.

Avete pubblicato anche il vostro primo album, Prisma, risultato del lavoro svolto insieme. Quali sono i brani che più vi rappresentano, che parlano di più della vostra esperienza?
Abbiamo autoprodotto il nostro progetto, senza avere nessun appoggio. Per questo ogni piccola vittoria è per noi enorme, perché sappiamo di averla raggiunta con le nostre sole forze. Una persona che ci ha seguite tanto è Alessandro Di Lascia, un artista di Manfredonia, che ci ha arrangiato tutti i brani e ci ha aiutato a trovare il giusto modo per far fruire i nostri pezzi ad un pubblico più vasto possibile. Una canzone, dal punto di vista personale, che sentiamo tantissimo è “Risplendere”, che abbiamo portato al Proscenium, perché è una canzone che segna una rinascita, già evidente dal titolo. La voglia di risplendere, mettere a tacere le proprie ombre, anche perché quando si comincia a fare un percorso come il nostro, si deve combattere con le proprie paure e questa canzone è un modo per estirparle. Quella che invece ci diverte molto a livello vocale è “Biancospino”, che abbiamo presentato ad Area Sanremo nel 2017. Il disco è stato lanciato nell’agosto dell’anno scorso ed è possibile ascoltarlo in streaming su tutte le piattaforme musicali. È composto da 12 brani e racconta una storia, perciò bisogna ascoltare le canzoni dalla prima all’ultima. Il tema fondamentale è l’amore e dell’uomo che si lascia evolvere dalle situazioni che ha attorno per diventare qualcosa di migliore.

Accennavate alla difficoltà che il percorso del cantautorato ha per due donne, pensate lo sia ancora di più in un territorio come quello di Capitanata?
Lavoriamo per pagarci la musica, perché tutto quello che guadagniamo lo investiamo nel nostro sogno. Ci siamo sentite scoraggiate, quando abbiamo pubblicato il disco che non ha avuto il risultato che speravamo avesse. Quando andiamo in giro per i locali e proponiamo la nostra musica, ma ci viene sempre risposto di no, però noi insistiamo e speriamo che prima o poi queste porte si apriranno. Quello che ci stupisce è che in questa realtà il fatto che siamo donne sia un fattore penalizzante, siamo come due mosche bianche. Quando ci presentiamo ci guardano in modo strano, come se fossimo due visionarie e noi vogliamo essere prese sul serio, ci mettiamo tutte noi stesse e vedere queste reazioni non è piacevole. Il fatto di essere in una provincia ti fa faticare di più, perché qui non c’è molta cultura del cantautorato.

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Piero Paciello
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