L'ultimo lavoro dell'Home Made Duo: musica, temi sociali e linguaggio contaminato

Venerdì 7 Agosto 2020
L'ultimo lavoro dell'Home Made Duo: musica, temi sociali e linguaggio contaminato
Musica, temi sociali e un linguaggio contaminato. Sono gli ingredienti del nuovo lavoro sfornato dall'Home Made Duo, un progetto ideato circa tre anni fa e che ha visto la luce all'inizio del 2020. Poi, causa emergenza globale, ha subito un rallentamento. Nelle ultime ore ha ricevuto diverse recensioni positive, una anche dalla Russia. "Si tratta di un progetto in duo con il trombettista Giuseppe Pinto, nato nel 2017 - ha raccontato a l'Attacco Antonio Simone, pianista di Cerignola -. Abbiamo deciso di puntare su un genere definito jazz contaminato. In pratica, la nostra idea ha un tema, quello del cambiamento climatico, e abbiamo interpretato dei brani della tradizione jazz con un linguaggio contaminato, cioè jazz tradizionale ma con un sound in ogni brano che ha la propria chiave di lettura. Ci sono delle sezioni che sono comuni tra di loro, altre differenti".

La maggior parte dei brani sì rifà temi climatici e ha fattori della natura. "La ricerca sonora è andato in una direzione, cercare di sviare i soliti schemi. Con questa decisione abbiamo rischiato molto - ha rimarcato Simone -, perché non tutti potevano comprendere la nostra scelta, per quanto riguarda l'argomento e le sonorità. Abbiamo pochi fattori di riferimento, la performance può essere interpretata in maniera diversa. Questo è frutto di un lavoro e di una ricerca nostra continua, andando in studio con poche prove alle spalle. Il disco si intitola Our Time, il nostro tempo, con il quale proviamo a semplificare il tutto. Abbiamo pensato al nostro tempo come prova, al lavoro e ricerca per concretizzare il progetto".

Il lavoro musicale è nato nel 2017 ed è stato creato con l'idea di cercare di innovare il linguaggio musicale. "Abbiamo voluto metterci qualcosa di nostro e andare oltre le solite note stilistiche e idiomi del jazz - ha confermato Simone -. Ci basiamo sulla musica classica, sul jazz traditional, toccando anche le sonorità e il timbro della musica contemporanea. Il nostro progetto è stato registrato in uno studio a Foggia agli inizi del 2020, la promozione è stata fatta attraverso una piattaforma che ha sviluppato il materiale su altre piattaforme digitali".

Nel suo programma di otto tracce, c'è posto per il più grande standard jazz di Gershwin, "Summertime", e uno del batterista francese Manu Katchè, "February Sun", un ritmo blues scolpito sul brano di Stevie Wonder "Ribbon in the Sky" e lo stesso brano di Antonio Simone, "Scrambled Day". "Prima dell'emergenza sanitaria avevamo l'intenzione di portare questo disco in tutta la provincia, inizialmente per educare l'ascoltatore a queste sonorità e linguaggi più contaminati - ha evidenziato il pianista cerignolano -. Siamo stati contattati da diverse agenzie che ci hanno proposto delle serate in altri luoghi d'Italia e anche alcuni contatti di organizzatori a livello internazionale. Stiamo aspettando che la situazione ritorni alla normalità, sperando che dopo il 15 giugno si possa partire con un piccolo tour. È dispiaciuto non poter presentare il disco, avevamo degli appuntamenti anche in alcune rassegne che ovviamente sono saltati".

Antonio Simone ha 34 anni e suona da oltre due decenni. "Sono laureato in jazz all'Accademia nazionale di Siena - ha dichiarato -, poi ho trovato altri percorsi di studio, anche a Bari, e ho proseguito il mio percorso jazz attraverso l'accademia, collaborando con artisti italiani e non, con il Conservatorio di Monopoli e il Piccini di Bari. Giuseppe Pinto ha studiato a Bologna e poi è tornato sul Gargano: lavora in un'associazione, una la nuova realtà, che si chiama Mad Mall con la quale scovano giovani musicisti".


Pietro Capuano

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