Lido Macchia, la cattedrale nel deserto sulla costa di Monte Sant’Angelo

Venerdì 27 Settembre 2019
Lido Macchia, la cattedrale nel deserto sulla costa di Monte Sant’Angelo
La piana di Macchia, quell’importante tratto di costa compreso tra Manfredonia e Mattinata, caratteristiche calette, scogliere affascinanti ed acqua cristallina che fa fatica a sviluppare il suo appeal turistico. È l’ennesimo racconto di un potenziale inespresso del territorio garganico. Si parla di piana di Macchia, frazione del comune di Monte Sant’Angelo, per i disastri dei contratti d’area, per le vicende Enichem o al massimo per l’ulivicoltura, ma vi è anche un’altra importante risorsa presente: il mare. Lo sa bene la famiglia Armillotta, che dal 1964 ha puntato sul suo “Lido Macchia” costruendo negli anni una piccola oasi proprio a Macchia, tra il verde degli ulivi ed i disagi della zona.

“La nostra avventura nasce nel 1964 grazie all’intuizione di mia nonna che, rimasta vedova e con sei figli nel ’57, si era trovata a gestire questa proprietà affacciata sul mare, vi erano uliveti e vigneti – racconta Pasquale Armillotta, attuale gestore della struttura -. Nel 1951 ci fu l’imponente alluvione di Sant’Anna, essendo il terreno fiancheggiato da un grande canale, mia nonna si ritrovò con questo grande arenile artificiale e qui le venne l’idea di creare questo lido. Negli anni le proprietà dei miei nonni si sono divise tra i vari discendenti, dal 1983 mio padre ha rilevato l’intera proprietà del terreno dove sorge attualmente il nostro stabilimento, ed è qui che inizia la mia storia”.

Un’intuizione molto positiva quella della nonna, che ancora oggi sta dando lavoro a tutta la famiglia.
“Negli anni abbiamo trasformato l’attività portandola ad un livello più elevato in termini di accoglienza e servizi offerti, ma i sacrifici sono stati notevoli – aggiunge Pasquale -. Salvaguardare la struttura dall’erosione, e creare un arenale attrezzato ed accogliente per i clienti richiede tanto lavoro”. All’interno di Lido Macchia anche un ristorante molto apprezzato dai clienti, passato negli anni dall’offerta di una cucina più semplice e tradizionale, ad una cucina più sofisticata che strizza sempre l’occhio a quella che è la tradizione del luogo. “Oggi siamo certi di poter soddisfate i nostri clienti permettendogli di passare una tranquilla giornata di mare da noi gustando le nostre specialità – prosegue Armillotta -. Siamo ormai alla terza generazione ed è una tradizione che non tramonterà finché ci sarà la famiglia Armillotta”.

Nonostante l’esperienza positiva e la voglia di crescere sempre di più, non manca nelle parole di Pasquale anche un po’ di rammarico, non è semplice essere collocati nella frazione di Macchia e non sono molte le strutture degne di nota affacciate su quel tratto di costa. “Si potrebbe fare molto di più per sviluppare la zona – argomenta -. Basti pensare che noi viviamo solo di turismo, ma la clientela va curata negli anni, in questo luogo sono passate generazioni, ha iniziati mia nonna, oggi ci sono i giovani ed i genitori non possono più scendere in spiaggia perché ci sono delle scale ripide che non permettono l’accesso a gente con limitate capacità motorie e questo è un gran dispiacere. Abbiamo creato questa insenatura negli anni, prima si chiamava Varcaro II, nato dopo Lido Varcaro che era già naturalmente provvisto di sabbia. Noi da una spiaggia artificiale, immaginate con tutte le pietre in mare, siamo riusciti a renderla fruibile comodamente, un grande lavoro. Creando questi bracci abbiamo fatto si che le correnti marine hanno portato la sabbia anche da noi. Non ci vorrebbe molto, basterebbe intanto mettere in sicurezza le calette, da Baia del Monaco fino a Punta Rossa ci sono tante calette che potrebbero essere risistemate ed utilizzate, magari parlando con i proprietari della possibilità di investimento, di crescita e sviluppo”.

Poche accortezze che potrebbero creare nuova economia nella zona. “Potremmo rendere la piana luogo di turismo, dobbiamo dare alla gente la possibilità di restare sul luogo, sfruttare il nostro territorio raggiungendo agevolmente Macchia – e conclude -. In 12 km non c’è una discesa per disabili, nonostante dal ‘92 il Ministero ha obbligato alla rimozione delle barriere architettoniche. Dovrebbero nascere più strutture, magari allargare un po’ le strade. È davvero doloroso ascoltare i visitatori che si complimentano per la bellezza dei nostri posti, ma ci informano che non torneranno perché siamo totalmente carenti di infrastrutture. In questo contesto, dopo 56 anni, la fatica continua ad essere doppia per fidelizzare la clientela, non siamo turisticamente ‘invasi’, il nostro è un turismo locale dovuto al lavoro svolto negli anni”. Lido Macchia è una bella realtà che potrebbe essere da esempio e stimolo per altri investitori ed imprenditori che, supportati da determinati interventi da parte dell’amministrazione, potrebbero davvero aprire una nuova era per la zona marina di Monte Sant’Angelo.

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Piero Paciello
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