La fuga dei giovani dalla provincia di Foggia

Lunedì 2 Dicembre 2019
La fuga dei giovani dalla provincia di Foggia
Quando si parla di emigrazione il pensiero corre ad epoche lontane, si fa riferimento ad un fenomeno polveroso e relegato ad un passato italiano di cui molte volte si vuole rimuovere. Nell’attualità storica, studi di settore, ricerche ed indagini statistiche ci mostrano quanto errate siano le valutazioni del pensiero collettivo circa un fenomeno che, in maniera ciclica, torna ogni qual volta se ne ripresenta l’occasione. L’emigrazione dei giovani dalla provincia di Foggia verso l’estero per cercare un’occupazione, per affermarsi o per completare gli studi è ormai una realtà con cui bisogna fare i conti e segnano un trend che negli ultimi anni ha visto un dimezzamento della popolazione al Sud, con conseguente aumento di quella delle regioni settentrionali.

Notizie recenti ci vengono da una rimonta per quanto riguarda l’aumento demografico della Regione Lombardia e, nella fattispecie, di Milano. La città della madonnina, infatti, conta oggi 1milione e 400 mila abitanti, traguardo festeggiato dal sindaco Sala con un ricevimento a Palazzo Marino, assieme al neo cittadino milanese Andrea che ha origini catanesi e che va ad incrementare il numero dei residenti della città meneghina e grazie al quale si è raggiunta la cifra tonda. Se Milano dopo un periodo di forte flessione demografica torna a salire, l’ultimo calo registrato in ordine di tempo risale al 2010, il Mezzogiorno registra una costante diminuzione dei suoi residenti, in massima parte costituiti da giovani, soprattutto laureati e con un background culturale notevole.

L’Istat fornisce dati considerevoli e preoccupanti del fenomeno migratorio che sta investendo il Sud Italia, in favore del settentrione centro orientale e dell’estero. “Si osserva un sistematico deflusso di giovani italiani dai 20 ai 34 anni con livello di istruzione medio-alto dalle regioni del Mezzogiorno verso il Centro-Nord (circa 250 mila durante il decennio), e dall’Italia verso l’estero”, osserva il presidente dell’Istat Gian Carlo Blanciardo. Questa fuga di cervelli rende le condizioni favorevoli ad un impoverimento del capitale umano meridionale. Senza contare poi, la soglia di invecchiamento delle nostre regioni meridionali, e, nella fattispecie della Puglia, ove il calo delle nascite ha reso i nostri territori sempre più vecchi dal punto di vista della densità abitativa, rimpiazzata, tuttavia da un aumento di residenti stranieri, provenienti per lo più dagli stati del nord Africa e dell’est Europa.

Dopo la testimonianza raccolta ieri su queste colonne del pizzaiolo lucerino Luigi Montuori, partito alla volta della Germania, siamo qui a scrivere di altri due ragazzi della città di Lucera che con ancora il trolley per mano raccontano la loro vicenda. Il primo di essi è Vincenzo De Fantis, quarantenne, con un’esperienza nei lavori stagionali nei locali della costa garganica e in quelli dell’entroterra lucerino e foggiano, come maitre. Come Luigi, anche Vincenzo lamenta la questione dei pagamenti alle prestazioni d’opera, paghe al di sotto dei salari minimi e ricevute con ritardo.

Attualmente Vincenzo vive e lavora a Loreto, dove continua a svolgere il lavoro di maitre di sala.
Affine alla storia di Vincenzo è per molti aspetti quella di Raffaele Spagnuolo, lucerino classe 1999, appena ottenuto il diploma all’Istituto alberghiero della cittadina federiciana, con la qualifica di sala e vendita, Raffaele lavora come cameriere e barista nei locali della provincia e nelle sale ricevimenti, ristoranti e pizzerie delle località balneari del foggiano, da circa due anni, e prima ancora di quelle di Ancona.
Raffaele, come Luigi e Vincenzo, descrive il malessere nel sentirsi sottopagato e mal valutato nel suo territorio.
La decisione di lasciare il territorio natio è maturata da circa tre anni, durante gli anni della scuola, anni durante i quali lavorava dove capitava, nei mercati e nelle campagne. “Mi sento deluso da una società come la nostra in cui ad andare avanti non è chi lavora sodo ed ha esperienze, capacità e ci mette il cuore in quello che fa, ma il raccomandato di turno, incapace e senza esperienza”, dichiara amareggiato Raffaele. “Penso che il nostro territorio costringe i suoi ragazzi a fare il biglietto di sola andata, invece che quello di andata e ritorno, e ciò non è giusto. Il mio stato d’animo è di amarezza e rabbia, non ho rimpianti se non la mancanza degli affetti della mia famiglia” - conclude il nostro interlocutore.

Non solo giovani in cerca di un’occupazione più solida rispetto a quella offerta dal sud Italia, ma anche e soprattutto sono molti i ragazzi che sperimentano la possibilità offerta dalle università estere o che a seguito di formazione di livello post laurea, master e dottorati di ricerca, decidono di salutare il bel sole del mezzogiorno. In questi casi si parla ormai con abuso di espressione di vera e propria “fuga di cervelli”, un’espressione che è divenuta un mantra nelle sedi istituzionali, nelle università, persino al bar, senza tuttavia rendersi conto che, molto spesso si tratta di una fuga senza ritorno, e che si qualifica come un abbandono del nostro territorio e del Paese Italia. Tra coloro i quali hanno optato per una formazione universitaria all’estero c’è Francesco Mastromatteo, violoncellista foggiano di successo, ora negli Stati Uniti dove ha completato la sua formazione presso la prestigiosa università di Austen e dove collabora con l’organizzazione no profit “Classical Music for the World” della cittadina texana, che annovera tra i donatori i presidenti Bush.

Mastromatteo racconta la sua esperienza americana come qualcosa di entusiasmante dal punto di vista dell’arricchimento non solo culturale ma anche umano. “In Italia e più in generale in Europa si ha ancora una concezione ottocentesca della musica classica, le sale da concerto sono in massima parte costituite da una platea di persone over, mentre negli USA ho sperimentato che la musica classica è dovunque e si può eseguire in qualsiasi posto, non solo nei luoghi istituzionalmente canonici, quali teatri e sale”. Mastromatteo ha collaborato, tra gli altri, anche con la sala G. Paisiello di Lucera, essendone il direttore artistico e portando la sua visione di musica classica, che si discosta molto da una immagine stantìa e distante dalle masse.

“Sono convinto che la musica classica, non solo per gusti personali, ma anche per esperienza diretta, sia quanto più vicino possibile alla vita che è fatta di sentimenti, emozioni ma anche quotidiano. All’estero ho suonato Schumann, Back, Mendellson ovunque e la gente a fine concerto non temeva il distacco del musicista, ma mi esprimeva con parole semplici l’emozioni che suscitavano le note suonate”, dichiara Mastromatteo. Non solo un approccio diverso di fruizione, ma anche una diversità di metodo di insegnamento e di ricezione del sapere.

“L’Università di Austen, è un centro accademico prestigioso per molti settori, non solo quello musicale, infatti il Texas sta raccogliendo la sfida di divenire una novella Silicon Valley, prosegue il violoncellista foggiano. Come molto spesso accade un viaggio erasmus o la vincita di una borsa di studio offrono le condizioni per trattenersi oltre l’Italia, così è stato il caso di Francesco Mastromatteo. n“Dopo aver vinto una borsa di studio che è nei fatti un vero stipendio, ho deciso di rimanere negli Stati Uniti, continuando a formarmi e a lavorare, ho diretto i concerti presso la St. Andrew’s Presbyterian Church di Dallas, come direttore artistico e trovando un ambiente cosmopolita costituito da studenti in massima parte provenienti dal Giappone e dalla Russia”.

Lati attraenti dell’estero forniti da formazione di alto livello, avanzate opportunità di carriera, ambienti di grande arricchimento umano, sono i tanti aspetti che spingono i giovani di indiscusso valore intellettuale a lasciare il nostro Sud per l’estero, ma, come nota concludendo con emozione il nostro violoncellista: “L’estero, e, nel mio caso, gli Stati Uniti hanno una velocità diversa rispetto alla nostra, i ritmi costanti e forsennati non permettono quello che da noi è facilitato non solo dal tipo di tessuto socio-economico, ma da quello che è la forma mentis del mezzogiorno, un vivaio di umanità che si anima e fiorisce nei contatti sociali e soprattutto umani, difatti la mia è una collaborazione attiva con la mia terra, e, appena posso sono entusiasta di riprendere il lavoro di docente di musica da camera per la sede di Rodi Garganico del conservatorio Giordano”, conclude sulle nostre colonne Mastromatteo.

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Piero Paciello
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