In Italia, sono soltanto 200 gli analisti del comportamento. Una è di Cerignola

Lunedì 19 Ottobre 2020
In Italia, sono soltanto 200 gli analisti del comportamento. Una è di Cerignola
In tutta Italia, di figure professionistiche come la sua, se ne contano circa 200. Si tratta dell'analista del comportamento, ovvero l'analisi applicata del comportamento (che ha l'acronimo di Aba): quest'ultima è una scienza del comportamento che viene utilizzata per la modifica del comportamento socialmente significativo. "È applicabile alla sfera del comportamento umano a 360° - ha affermato Enza Picchiarelli, professionista di Cerignola, a l'Attacco -, ma secondo le linee guida dell'Istituto superiore della sanità è la scienza utile per il trattamento dei bambini con il disturbo dello spettro autistico, perché lavora sul comportamento, sull'insegnamento della modifica dei comportamenti socialmente significativi. Purtroppo in Italia non c'è ancora una regolamentazione legislativa rispetto alla figura dell' analisi del comportamento, infatti non è stato ancora istituito un albo, questo è un iter in fieri. L'unico albo internazionale che riconosce e regolamenta il funzionamento di questa figura è presente in America".

Certificarsi presso questo albo è molto oneroso e impegnativo perché prevede un master di secondo livello, poi c'è un tirocinio e un esame molto selettivo fatto in inglese. "Diventa necessaria questa specializzazione perché purtroppo l'incidenza di soggetti che nascono con disturbo dello spettro autistico e disturbo del neurosviluppo è elevatissima - ha evidenziato Picchiarelli -. Chiunque si improvvisa nell'azzardare questa professione, mentre attraverso la regolamentazione ci sarebbero degli standard ben precisi e la competenza del professionista. Oggi, invece, c'è promiscuità e un mercato selvaggio. Infatti, ci sarebbe bisogno di tanta, tanta informazione e formazione perché spesso le famiglie vengono raggirate e truffate".

Ma come è nata la passione per questa professione quasi sconosciuta? "Sin da piccola, ci sono delle passioni innate e inspiegabili, ho avuto una predilezione per il mondo della disabilità - ha rimarcato Picchirelli -. Questa dedizione era in me da sempre e quindi ho deciso, anche su consiglio di una persona abbastanza importante, di provare seguendo quella che era la mia passione e ho capito che potevo conciliarla con quello che il territorio e la scienza al momento chiedono. Questa formazione dura ormai da 10 anni".

Picchiarelli lavora a Cerignola e si spostò perché ha mantenuto dei rapporti ottimi con il campus di Salerno dove ha frequentato il master e poi, inoltre, si spostò spesso a Torino per formare operatori sanitari dell'Asl. Ora lavora come libero professionista. "C'è un'incidenza altissima - ha spiegato la professionista cerignolana -: ad oggi nasce un bambino su circa 4 con questi disturbi. Ho seguito anche una cinquantina di bambini privatamente, che provengono da tutta la Capitanata e anche dalla circondario più vicino della BAT. Sicuramente si è raffinata tantissimo l'approccio diagnostico, non sempre infatti la diagnosi nel passato veniva fatta in maniera adeguata perché non c'erano gli strumenti giusti. Al di là di questa, però, pare che ci sia un'incidenza maggiore anche perché queste condizioni sono legate a una componente genetica oltre che ambientale".

Ci sono diversi strumenti per diagnosticare l'autismo e si fa una diagnosi differenziale. "Esiste l'Aba che è una scienza, ovvero l'analisi applicata del comportamento - ha spiegato Picchiarelli -. Cioè applica i principi del comportamentismo e si lavora sulla contingenza del comportamento ovvero su ciò che racchiude nel senso più ampio il comportamento. Si lavora sugli antecedenti o sulle conseguenze Cercando di modificare il comportamento: quindi o anticipo il comportamento provando a creare tutta una serie di condizioni che possano migliorarlo oppure lavoro sulle conseguenze, modificando il comportamento".

Nel comprensorio dell'ospedale Tatarella esiste una struttura che riguarda proprio l'analisi dello spettro autistico. "E' nata con dei bandi regionali ed europei una decina di anni fa e poi è stata attivata da pochi - ha evidenziato Picchiarelli - non ci sono però figure specialistiche al loro interno e quindi si tratta di un servizio che in realtà non funziona ha bisogno gli esperti a 360°. Questo spiega il fatto che lavoravo con 50 bambini: se i genitori non sfruttano la parte pubblica forse è perché non c'è nulla di efficace e di efficiente che funzioni".

Il coronavirus ha portato delle conseguenze? "Nessuno può dirlo da punto di vista clinico - ha ribadito Picchiarelli -. Sicuramente la parte ambientale è una componente della patologia che comunque geneticamente è già predisposta. Tuttavia questa condizione di emergenza ha creato delle difficoltà soprattutto per i bambini con disabilità ed è stata una posizione molto particolare, di restrizione, legata alle terapie che si sono dovuto interrompere, così come la scuola che invece diventa un centro di svincolo di quelle che sono le loro abilità e competenze e nel quale si mantengono attivi".

Pietro Capuano

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