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Il “pastore social” innamorato della sua terra

Lunedì 3 Febbraio 2020
Il “pastore social” innamorato della sua terra
Michele Totaro è nato a Monte Sant’Angelo ma vive a Vico del Gargano, dove svolge la sua attività di allevatore di bestiame. Tutti i giorni, sveglia alle 5 del mattino, accompagna la sua mandria di vacche podoliche, suo “bene più prezioso” e suo “amore più grande”, al pascolo lungo gli impervi sentieri della montagna del Gargano, che non abbandonerebbe mai per niente al mondo. Niente di strano, se non fosse che Michele ha 20 anni e ha realizzato il suo sogno di bambino lavorando nell’azienda di famiglia, che da generazioni produce carne di vitelli allevati allo stato brado. Una rarità ormai, anche da queste parti. Proprio come Michele che si definisce orgogliosamente “un pastore”. Diplomato al liceo scientifico, appassionato di tradizioni popolari, nel suo tempo libero suona il tamburello e la chitarra nei Cantori di Carpino e intaglia strumenti e oggetti di legno.

Sembra quasi venuto fuori direttamente dal secolo scorso, ma, mentre accompagna le sue amate mucche come un moderno Peter (senza la sua Heidi) sulle alture della foresta Umbra o lungo le vascianze, a valle, Michele pubblica video scanzonati sulla sua pagina Facebook, direttamente dai suoi pascoli. Con aria spavalda e un po’ guascona, il suo basco di lana e rigorosamente in stretto dialetto montanaro, commenta gli avvenimenti di cronaca, non solo locale, attirando decine e decine di commenti, come un vero influencer. Virale l’ultimo video, in cui commenta l’avanzata della pantera nera di San Severo.

“Sono sempre stato un po’, come dire, originale, al liceo ero rappresentante d’istituto e tutte le mattine andavo a scuola con il mio cavallo – racconta – Ma sono solo me stesso, nei video dico quello che mi passa per la testa. Sono fatto così, qui mi conoscono tutti. Ma non mi aspettavo di certo tutto questo riscontro – dice stupito a l’Attacco - Oggi passa tutto attraverso i social e volevo incuriosire soprattutto i giovani: ho iniziato a fare questi brevi video anche per gioco ma in realtà volevo che passasse il messaggio, soprattutto ai miei coetanei, che fare il pastore è il lavoro più bello del mondo. Chi dedica la sua vita agli animali non deve sentirsi discriminato, perché è uno dei primi mestieri della nostra terra, tra i più nobili. Tutto qui proviene dall’agricoltura e dell’allevamento, non dobbiamo mai dimenticarlo. Ogni pietra di queste case, è stata portata sul Gargano dai carri trainati da vacche podoliche, la nostra più grande ricchezza, che sta pericolosamente scomparendo. Gli allevatori oggi pensano ai guadagni, mentre le mucche podoliche producono poca carne e poco latte”.

Michele sostiene con forza che l’unica strada possibile per una ripresa dell’economia sia il ritorno alla terra e inizia a intravedere interesse anche da parte dei suoi coetanei. Lui, del resto, quello che era il suo sogno, fin dall’asilo, lo realizza ogni giorno: lavora nell’azienda che fu del suo bisnonno, che produce carne da mucche allevate allo stato brado per venderle nella macelleria Totaro a Vico del Gargano. “Non è facile oggi fare questo mestiere e portare avanti un allevamento, con tutte le tasse e le leggi che ci hanno imposto, che non dico che non siano giuste ma andrebbero contestualizzate. Un pastore del Gargano è diverso da uno che allevai suoi animali nella pianura padana la foresta umbra è una zona selvaggia e impervia. Siamo svantaggiati, sotto tanti punti di vista. Non possiamo vendere i formaggi, il latte e la carne al prezzo di chi ha stalle e allevamenti intensivi, noi ci sacrifichiamo per fare quello che facciamo. Viviamo nel bosco tutto l’anno con i nostri animali. Sono poche le persone che hanno la cultura del prodotto sano e genuino, vanno tutti dove si spende poco. Anche perché la gente ha del tutto dimenticato i buoni sapori di una volta. Mi spiego meglio, la carne di questi animali è dura perché l’animale sviluppa tanto la muscolatura in transumanza, dal bosco al mare, e viceversa. Il consumatore sottovaluta il sapore di questa carne, non ne comprende la qualità: ormai è abituato a mangiare carne piena d’acqua. Comprano la fettina di carne piena di ormoni al supermercato, che in padella poi diventa acqua. Qui non sappiamo cosa significhi, le mie mucche mangiano erba e fiori spontanei, le porto solo dove possono trovarne di migliori”, dice orgoglioso.

Del resto le chiama per nome e le mucche riconoscono la sua voce. “Devo andare con loro, ogni giorno. Di recente sono stato una settimana con i miei amici a Milano, non vedevo l’ora di tornare”. Ma la vita bucolica presenta tutta una serie di difficoltà . “I miei genitori, per quanto fossero felici che continuassi l’attività di famiglia me lo hanno sempre sconsigliato, perché si fanno troppi sacrifici – racconta- Ma io non ho scelto di farlo, io sono un pastore. Certo se non ami questo lavoro è da pazzi farlo, perché è pesante fisicamente e molto duro: sono sempre nel bosco, sotto le intemperie. Ma non rinuncerei mai ai miei animali e alle albe e ai tramonti che vivo ogni giorno. Sono discorsi strani, lo so, i miei coetanei mi prendevano per pazzo. Ma a me non importa, non mi è mai importato. Anche con le ragazze ho difficoltà, è difficile trovare una persona che capisca che questo lavoro non conosce orari, né ferie. Ma a me va bene così, c’è tanta gente che mi vuole bene. E poi ho le mie mucche, siamo una famiglia”. Una passione spiazzante unito all’ ottimismo autentico dei vent’anni.

“Il mio sogno è continuare a fare il pastore e portare avanti la cultura e la tradizione di questa terra, vorrei vivere solo allevando la podolica, che è il simbolo e la storia di questa terra. Purtroppo sta scomparendo ma io spero fortemente che cambi qualcosa, il mio intento è proprio far cambiare qualcosa anche con questi video, vorrei conoscere a più persone possibile questo stile di vita. Sperando che siano in tanti a volerlo intraprendere”.

Ilaria Di Lascia

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Piero Paciello
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