Da Lucera a Ginevra: Paola Catapano e il suo lavoro al Cern

Venerdì 19 Giugno 2020
Da Lucera a Ginevra: Paola Catapano e il suo lavoro al Cern
Da Lucera a Ginevra, l’asse geografico della storia personale di Paola Catapano, i cui punti di partenza e arrivo rappresentano la città natale e quella di residenza. Ma, in realtà, lei è una cittadina del mondo per i continui viaggi che la portano in giro per lavoro. Già, perché con merito e caparbietà è approdata a Ginevra, al Cern (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare), dove lavora come divulgatrice scientifica, autrice, produttrice e “science presenter”. Nata a Lucera (dove vive ancora il suo augusto genitore) nel ‘63, dopo il noto liceo linguistico delle “Marcelline” a Foggia ha frequentato la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori a Trieste, laureandosi in Interpretazione in inglese e francese (ma conosce anche il tedesco, lo spagnolo e il portoghese); si è specializzata, successivamente, come interprete simultanea in medicina e terminologia scientifica.

L’ottima preparazione conseguita è stata il “pass” per essere chiamata a Ginevra, nel 1990, al Cern (il più importante laboratorio del mondo di fisica delle particelle) come “assistente personale” del Direttore Generale dell’epoca, Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica nel 1984. “Ho avuto un’infanzia molto bella, tanti amici, e tanto sport: basket; tennis club; windsurf sul Gargano (credo di essere stata la prima windsurfer della zona), jogging d’estate e palle di neve d’inverno tra castello e boschetto di Lucera, primo amore a 15 anni. Infatti, proprio da quell’età, ciò che mi stava intorno era troppo stretto – ha dichiarato a l’Attacco, Paola Catapano – C’erano troppi blocchi intorno a me e andare a Trieste, per esempio, mi attirava molto. Poi, la passione per le lingue e per tutti i lavori legati alla possibilità di fare l’interprete, sembravano fatti proprio per me. Ho iniziato a guardare gli annunci, come fanno (o dovrebbero fare) i giovani e ho visto quello del Cern nel ’90. L’agenzia di Milano che selezionava il personale mi fece capire ero adatta a quel lavoro e che a Carlo Rubbia andava bene la mia figura. A me, invece, quel mondo pieno di genialità, multiculturalismo ed efficienza, mi dava delle sensazioni indescrivibili: si è trattato di uno dei veri momenti di felicità, della mia vita, che mi ha fatto incontrare il mondo che cercavo”.

Dopo cinque anni, terminato il mandato Rubbia, passa alla comunicazione pubblica del Cern e contemporaneamente viene ammessa al master in giornalismo scientifico della Sissa di Trieste, ultimo anno. “Faccio su e giù Ginevra-Trieste in treno per seguire il master una settimana al mese – continua Paola Catapano - Scrivo la tesi durante il congedo allattamento (ho un figlio nato nel ’97) e dopo il master comincio una carriera parallela tra Cern, dove mi occupo di comunicazione della fisica delle particelle, e l‘Italia dove divento corrispondente per il mensile ‘Newton’; scrivo anche su ‘TuttoScienze’ de La Stampa e dal ‘04 collaboro con la Rai in diversi modi: da Rai Educational a Rai Scuola; da Rai per i 150 anni dell’Unita d’Italia a Rai Tre, sempre come giornalista scientifico. In molti casi ho fatto reportage su scienza e ricerca, condotti in posti estremi come: Antartide; deserto Atacama; Artico; Sahara”.

Ma anche mini libri scritti per bambini, in collaborazione con suo figlio e altri bimbi, sulle tracce di Darwin. Cosa vuol dire, essere stata in Antartide? “Trascorrere un mese in Antartide è un’esperienza che pochi possono dire di aver vissuto - ha evidenziato Paola - È stata l'esperienza più bella della mia vita. Fisicamente, non sono mai stata così bene: con ventiquattro ore di luce e il freddo secco dell'estate antartica, mi sono sentita sprizzare vita ed energia da tutti i pori della pelle. Soprattutto è stata la prova di qualcosa che ho sempre sospettato: riesco a dare il massimo in situazioni estreme, come una spedizione antartica. Ho avuto la conferma che questo tipo di sfide fisiche, psichiche e professionali sono il vero motore della mia creatività e produttività”.

Le passioni, per così dire, di Paola Catapano, oltre a sport e natura sono i viaggi avventurosi alle frontiere del mondo, com’è ormai chiaro. “Ne sto preparando uno, ora, alla ricerca del dirigibile Italia, del comandante Umberto Nobile. È il mio progetto di sei settimane con Alberto Rolandi e un team fantastico. Partiremo – rivela a l’Attacco, la giornalista globetrotter – dall’Islanda, in barca a vela passiva (NanuQ, sustainable sailing boat) con un equipaggio di 10 persone (ci alterneremo tra scienziati senior e junior). Si tratta di una spedizione, ghiacci permettendo, che avrà l’obiettivo di arrivare sul punto di caduta del dirigibile Italia (oltre ad esprimenti su microplastiche, raggi cosmici, qualità dell’acqua polare e altro che dipenderà dalle condizioni che troveremo). In 90 anni (dal 25 maggio 1928) nessuno ha fatto questo tentativo e speriamo di riuscire nell’impresa temeraria. Inoltre – evidenzia Paola Catapano – cercheremo di far arrivare a luglio, alla base del dirigibile Italia, le famiglie dei defunti membri dell’equipaggio”.

Ultima domanda, di rito, con le conclusioni di Paola Catapano. Cosa diresti ad una ragazza che vorrebbe emulare la tua carriera, di giornalista scientifica? “Di non farsi condizionare e spaventare dagli ostacoli, che possono sembrare insormontabili, soprattutto in Italia; di avere molta autostima, professionalità e seguire le proprie passioni. Di dimenticare - chiosa - i provincialismi ed imparare ad adattarsi, prendendo sempre il meglio di ogni attività, di ogni situazione”.


Beniamino Pascale

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Piero Paciello
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