Addio Capitanata, la scelta di Luigi Montuori

Lunedì 2 Dicembre 2019
Addio Capitanata, la scelta di Luigi Montuori
L’esodo dei giovani dall’Italia non è più una novità, potremmo non circoscrivere alla globalizzazione i viaggi di tanti ragazzi fuori dai confini nazionali per un futuro migliore, entro una cornice post moderna, ma ci ricordano piuttosto l’emigrazione di massa di tanti italiani ad inizio di secolo, verso le terre d’oltremare degli USA, o del nord Europa. La storia è d’altronde un cavallo di ritorno, Giambattista Vico lo sapeva bene e scriveva al proposito di “corsi e ricorsi storici”, un andamento ciclico dei fenomeni umani con cui ogni decade prima o poi, deve fare i suoi conti.

Quella di Luigi Montuori è la storia di tanti ragazzi costretti, loro malgrado, a decidere con sofferenza e tormento di lasciare la terra natìa, facendo armi e bagagli, portando dentro tanti ricordi nella valigia della vita non prima di essersi tolti qualche sassolino dalla scarpa. Luigi è un pizzaiolo lucerino, classe 1989, dopo aver lasciato gli studi, impara il mestiere dell’arte bianca, lavorando come aiuto pizzaiolo nei locali del territorio dauno. L’esperienza e la passione costituiscono gli ingredienti ottimali per preparare un solido mestiere, e così Luigi pian piano riesce ad affermarsi come un ottimo pizzaiolo, stimato in città e nel territorio.

La passione e l’amore per il proprio mestiere non sempre costituiscono lo stimolo a persistere con quello che si sta facendo, ben presto bisogna fare i conti con necessità meno nobili dell’impegno, ma necessarie, perché l’attaccamento al lavoro e l’abnegazione ad esso devono seguire il rispetto dei ruoli, della parola data e del compenso adeguato, tutti elementi che sono venuti a mancare a Luigi e che lo hanno spinto ad intraprendere un viaggio verso la Germania. Pagamenti in ritardo, o non corrisposti, nessuna possibilità di affermazione, retribuzioni al di sotto delle prestazioni d’opera, sono sempre le ragioni dell’addio quotidiano al nostro Sud di tanti ragazzi, come racconta Luigi su queste colonne.

Luigi Montuori lascia Lucera non prima di aver fatto una cosa ormai d’obbligo, scrivere un post pubblico su Facebook. A l’Attacco, Luigi dichiara l’amarezza e la rabbia nel dover necessariamente andar via dall’amata città natìa. “Attualmente mi trovo a Kassel, vicino Francoforte, sono partito stamattina e ho appena firmato un contratto per lavorare in una pizzeria tedesca gestita da italiani. Tornerò in Italia solo per partecipare al mondiale del campionato di pizza che si terrà a Roma”.

Il fenomeno delle retribuzioni mancate è il perno attorno a cui ruota il racconto del pizzaiolo lucerino. “La mia esperienza lavorativa al Sud, fatta eccezione per quella garganica non è stata piacevole, sia a Lucera che in tutto il territorio della provincia di Foggia, ho avuto reali problematiche legate alle retribuzioni, che non solo sono basse, ma non regolari, si viene pagati a mesi alterni”, prosegue amareggiato Montuori.

La situazione retributiva delle prestazioni lavorative comincia a migliorare da Ancona in su, osserva Luigi.
“Ho molti parenti che vivono nel centro Italia, che mi raccontano come stanno le cose da quelle parti, e, sebbene non parliamo di stipendi alti ed adeguati, come avviene nel Nord Europa, non ci troviamo di fronte a ritardi di pagamenti e solleciti per essere retribuiti”. Non è possibile fare una lotta ogni volta per essere pagati, per poter ricevere lo stipendio per il quale una persona si alza la mattina per andare a lavorare”, termina il giovane pizzaiolo.

Montuori non si lascia sfuggire un’amara stoccata alle istituzioni, ree, a suo dire di essere lontane dalle reali esigenze dei giovani. “Non ci sarà mai futuro se un territorio perde i suoi giovani, non solo permette la fuga, ma i suoi politici non muovono un dito per trattenerli. Nel mio post ho volutamente coinvolto il sindaco di Lucera, taggandolo, ma non ho ricevuto da parte sua nessun commento o messaggio”. Sul futuro il pizzaiolo lucerino ha le idee chiare, non farà più ritorno al Sud, dove è nato e cresciuto. “Non lavorerò più al Sud, sono deluso e se ci tornerò sarà per aprire un locale mio, ma non lavorerò più alle dipendenze di nessuno ed elemosinare lo stipendio a fine mese”. La decisione di Luigi di lasciare il territorio dauno, ha spinto molti altri ragazzi ad organizzare la partenza e a lasciare il territorio, che, come racconta il giovane lucerino su queste colonne, è un abbandonare una lotta impari tra la costanza e un sistema logorante senza possibilità di crescita.

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Piero Paciello
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