100 anni di vita della Pasticceria Vitullo, tante prelibatezze mentre fuori scorreva la storia di Cerignola

Martedì 20 Ottobre 2020
100 anni di vita della Pasticceria Vitullo, tante prelibatezze mentre fuori scorreva la storia di Cerignola
Diverse generazioni di cerignolani hanno potuto e continuano ad assaggiare i dolci della Pasticceria Vitullo, ubicata proprio all'inizio del centro storico e dell'attuale centro cittadino, nella zona Castello come è più facilmente chiamata dai cittadini. Un locale storico: lo scorso 6 giugno ha compiuto una cifra tonda, 100 anni. Un secolo di vita che attraversa le epoche che hanno contraddistinto la storia tanto italiana quanto della realtà ofantina. Nel 1920 l'attività della famiglia Vitullo, lanciata dal capostipite Domenico, era un ristorante. Oggi, all'età di 82 anni è suo nipote Umberto a tramandare i ricordi che, tra l'altro, sono racchiusi in una pubblicazione datata 2006.

"Purtroppo non abbiamo potuto fare nessuna manifestazione a causa dell'emergenza sanitaria - ha dichiarato il signor Umberto a l'Attacco -, quindi abbiamo festeggiato in maniera soft con l'apposizione di una targa per rendere pubblico il centenario di questa attività". Nel libro, dal titolo "I Vitullo del ristorante Royal", si legge che "non doveva trattarsi d'una trattoria qualunque, ammobiliata alla peggio e condotta alla meglio. Bisognava fare le cose in grande, extra lusso: attrarre la clientela dei ben paganti, i maggiorenti della città, le tonache, le toghe, le sciabole, i blasoni, le premiate ditte, le penne autorevoli, insomma il jet-set.

"Sono stato da sempre occupato in questa attività di famiglia, ho vissuto all'interno di alcuni ristoranti e ho respirato la grandeur del periodo di Cerignola quando la città era un qualcosa di diverso rispetto a quello che è oggi - ha rimarcato Umberto Vitullo a l'Attacco -. I locali della mia famiglia erano frequentati dall'alta borghesia e della nobiltà presenti a Cerignola, ma provenivano anche da Roma e Napoli. Questi locali hanno visto la presenza, ad esempio di Pietro Mascagni: c'è una foto proprio di quest'ultimo all'interno del nostro ristorante risalente al 1924, oltre che a Nicola Zingarelli, al conte Antonio Pavoncelli e altri personaggi illustri".

Erano i "don", i patrizi, i baroni del Regno di Napoli, i Manfredi de Blasiis, i Pavoncelli, i lezza, i Montanari - si legge nel libro - e parecchi altri, in più gli immigrati da altre città limitrofe (i cui cognomi, nelle forme di " Di Bisceglie", "Di Corato", "Di Terlizzi", avrebbero serbato tracce della denominazione topografica d'origine) che s'erano portati con se intere famiglie, cui avevano affidato in coltivazione il terreno, in cura la tenuta, in custodia il bosco e gli armenti, in una parola il latifondo di loro proprietà.

Don Domenico Vitullo aveva appreso il mestiere a Napoli, nel Ristorante Royal della Riviera di Chiaia. Il suo locale nuovo di zecca e profumato di vernice fresca, come un transatlantico al varo, preso in affitto nel 1919 dal signor giudice Felice Paolillo, nel 1920 era pronto a ricevere il fior fiore della cittadinanza con le sue specialità d'alta culinaria. Zitoni al forno, timballi di maccheroni "alla finanziera" e gratin, sartù di riso alla napoletana. All'altezza dei "primi" dovevano mostrarsi le pietanze di carne e di pesce di primaria qualità, acquistati nei mercati di Napoli, dove don Domenico si recava personalmente per accaparrarseli da fornitori di fiducia.

"La famiglia Vitullo è arrivata a Cerignola nel 1885 - ricorda Umberto -, provenienti da Napoli. Dopo mio nonno, anche mio padre proseguì nell'attività di ristoratore. Anzi, mio padre ha imparato il mestiere a Napoli ed era mio nonno che sovvenzionava la sua pratica, oggi la chiamiamo così. Mio padre è tornato a Cerignola nel 1934 a dirigere il ristorante Royal, poi pensò di suddividere un altro locale trasformandolo in bar e da lì è nato anche il servizio pasticceria, soprattutto dolci napoletani e cassatine".

Ne fiorì un bar ben fornito delle migliori etichette di champagne, di vini Chianti nei fischi originali impagliati, di Porto e di Madera, di liquori prestigiosi, di gelati alla moda, d'un ricco assortimento di pasticceria locale ed "estera", cioè napoletana. I don" blasonati cedevano alla seduzione dell'esotico; l'edonismo nobiliare suggeriva la ricercatezza ad ogni costo. "Verso gli anni '80 ci spostammo - ha ribadito Umberto Vitullo -, perché in pieno centro storico non riuscivamo più a mantenere gli alti standard qualitativi: c'erano avventori che arrivavano in canottiere, quando prima non si entrava in un locale se non si indossava giacca e cravatta. Verso la fine degli anni '80 sono ritornato all'origine, nei pressi del Palazzo Ducale di Cerignola, e ho continuato solo con la pasticceria Oggi il locale è gestito da Francesco Longo".

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Piero Paciello
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